Un sistema da abbattere
Dalla relazione Bankitalia presentata a fine maggio emerge che il capitalismo monopolistico italiano è tutt’altro che vitale e robusto, come cerca di dipingerlo il governatore per nascondere il fatto che il sistema è in crisi profonda, organica, in costante declino.
Visco sbandiera un fantasmagorico 3,7% di PIL nel 2022 (anno in cui l’inflazione ha toccato il 13%), ma dimentica di dire che ciò è frutto di un rimbalzo tecnico post-pandemia, che in tre anni la crescita reale è stata di circa l’1,5% e che il livello del PIL è largamente inferiore a quello di 15 anni fa.
Quest’anno il PIL non andrà, nelle più ottimistiche previsioni, oltre uno scarso 1,2%, nonostante il calo dei prezzi energetici.
Da un quarto di secolo l’imperialismo italiano è incapace di aumentare la produttività del lavoro (0,3% annuo), a causa della mancanza di investimenti in capitale fisso, ricerca e sviluppo, conoscenza (specie nelle aziende piccole e medie) e non certo per il grado di sfruttamento della forza-lavoro che è altissimo.
Il livello della produzione industriale italiana langue da anni ad una quota di oltre 20 punti sotto il picco precedente alla crisi del 2008, mentre la piccola produzione agricola è al disastro a causa delle politiche a favore dell’agrobusiness e del cambio climatico provocato dal modo di produzione capitalistico.
Il sistema che Bankitalia rappresenta è zeppo fino al collo di debito pubblico (140% del PIL) per il sovvenzionamento dei monopoli. La sua gestione viene pagata dalle masse lavoratrici con tagli continui alla spesa pubblica, pensioni da fame e tassi crescenti su mutui e prestiti.
Un sistema con una ristretta base occupazionale (inferiore al 63%, con tassi di disoccupazione giovanile al 25%) che si regge sui bassi salari (il prezzo della forza lavoro è in discesa da 30 anni), il super-sfruttamento, la precarietà, il lavoro a termine, il lavoro nero.
Un sistema che vede quasi sei milioni di persone in povertà assoluta, caratterizzato da un costante calo demografico che mette in luce l’incapacità di rispondere ai bisogni vitali della popolazione.
La situazione politica è dominata dall’oligarchia che mette su governi reazionari e corrotti, avvalendosi della funzione disgregatrice del riformismo, mentre vi sono continue ingerenze di USA, UE e Vaticano.
La classe dominante cerca disperatamente di trovare all’estero, con la partecipazione alla guerra e al saccheggio dei popoli dipendenti, la soluzione delle sue debolezze interne. Perciò crescono continuamente le spese militari, sottratte a quelle sociali e previdenziali.
Questo sistema capitalista-imperialista che ci rovina la vita, che non ci assicura nessun futuro che non sia di schiavitù, di miseria e di guerra, non lo vogliamo, lo dobbiamo abbattere con la lotta rivoluzionaria di classe degli sfruttati per sostituirlo con un nuovo e superiore ordinamento sociale, il socialismo. A questo scopo serve il Partito comunista, necessità storica ineludibile. Per gettare le basi della sua formazione chiamiamo i migliori figli del proletariato ad unirsi al nostro lavoro.
Da Scintilla n. 135, giugno 2023
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