Una legge elettorale per il grande capitale

Lenin paragonava le elezioni nei paesi capitalistici alla “libertà di scegliere ogni pochi anni quale membro della classe dominante debba opprimere e schiacciare il popolo”.

Il colpo di mano sulla legge elettorale fortemente voluto dalla premier Giorgia Meloni rischia di stravolgere persino questa parvenza di “democraticità”.

Infatti, lo “Stabilicum” cambia sostanzialmente gli equilibri della Repubblica borghese.

Delle caratteristiche della nuova legge, se ne è parlato ampiamente in tutti i giornali, per cui non entriamo nei dettagli tecnici.

Vogliamo però sottolineare alcuni aspetti.

In primo luogo, il suo iter parlamentare non è stato così lineare: lo scorso luglio l’emendamento sulle preferenze di lista fu bocciato grazie a diversi franchi tiratori della stessa maggioranza. Sintomo di un forte disagio dei deputati dello stesso campo di destra, che mal tolleravano il meccanismo di scelta dei candidati nelle liste elettorali.

Solo le forti pressioni delle segreterie dei partiti della maggioranza governativa hanno consentito l’approvazione finale.

In secondo luogo, con la nuova legge elettorale, grazie al forte premio di maggioranza previsto (70 seggi alla Camera e 35 al Senato) la coalizione che si aggiudica il 42% dei voti, otterrà una forza preponderante in parlamento che non riflette la volontà degli elettori e il reale consenso ottenuto, tenendo anche conto dell’alto astensionismo che la borghesia non riesce a recuperare.

In terzo luogo, la limitazione delle preferenze e i capilista bloccati rafforzano il controllo dei vertici dei partiti borghesi sui candidati. In pratica un meccanismo di centralizzazione delle nomine nelle mani delle segreterie di questi partiti.

La parola d’ordine con cui è stata fatta passare la legge è “stabilità”, ossia la necessità di avere un governo duraturo e saldo.

La stabilità richiesta è quella voluta dal grande capitale che esige governi dal pugno di ferro, che eseguano e mettano in pratica rapidamente i programmi antipopolari, senza troppe cerimonie parlamentari. Questo soprattutto in momenti di crisi economica, in cui i capitalisti devono torchiare il proletariato e reprimere il conflitto sociale.

Allo stesso tempo, con l’aumento delle firme necessarie per la presentazione delle liste, si vuole impedire la candidatura di partiti o fronti che possano risultare “scomodi”.

Ciò spiega anche la blanda protesta dell’opposizione parlamentare che rientra a pieno titolo nel campo borghese e conseguentemente non oppone un’adeguata resistenza, né denuncia chiaramente la natura di classe di questa legge-truffa.

Ciò non deve destare meraviglia: il “campo largo” si candida ad amministrare gli affari della oligarchia dominante presentandosi a quest’ultima come la forza più sperimentata nell’arte di mantenere la pace sociale.

Lo “Stabilicum” è una legge funzionale alla borghesia monopolista che non solo continua a dominare sulla società, ma vuole lanciare l’assalto per smantellare tutte le conquiste sociali dei decenni passati.

Non bisogna sottovalutare la portata reazionaria di questa legge che genererà da un lato governi sempre più autoritari caratterizzati da un premierato di fatto, e dall’altro un parlamento borghese sempre più esautorato dalla sue funzioni e prerogative (il 95% dei testi di legge già oggi viene scritto dal governo, che spesso pone la fiducia per approvarli).

Un parlamento che non conta nulla di fronte alla volontà dei gruppi dominanti del grande capitale che decidono maggioranze, composizione dei governi, ministri, leggi da approvare, etc.

Di fatto, questa legge elettorale limita le libertà democratiche, favorendo l’estrema destra e i fascisti.

In quanto comunisti, siamo coscienti che il cambiamento delle condizioni di vita e di lavoro del proletariato non si conquista con la matita dentro la cabina elettorale, ma con la lotta e l’organizzazione di classe, nelle fabbriche, nei luoghi di lavoro, nei quartieri.

Siamo coscienti che il proletariato può conquistare una democrazia mille volte più elevata e completa con l’instaurazione della dittatura del proletariato.

Ma fino a quando non sarà raggiunto quel traguardo storico, come Lenin indicava, bisogna utilizzarein base alle condizioni politiche e sociali  le campagne elettorali – e disponendo di un partito comunista, anche la tribuna parlamentare – per denunciare le piaghe del capitalismo e gli inganni della borghesia, realizzando una propaganda volta a svelare alle masse lavoratrici la verità sui rapporti di classe e la funzione dei partiti delle classi proprietarie.

Oggi dobbiamo denunciare la funzione antidemocratica e reazionaria di questa legge, la sua natura di classe, per far capire la necessità della rottura rivoluzionaria dell’asfissiante involucro capitalista-imperialista e l’edificazione del socialismo.

Una radicale svolta storica che può essere realizzata solo con l’intervento e l’iniziativa di un autentico partito comunista che sappia mettersi alla testa e dirigere, tappa dopo tappa, la mobilitazione operaia e popolare.

Da Scintilla n. 163, ottobre 2026

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