Una manovra finanziaria per il capitale

Il governo ha presentato una finanziaria da 35 miliardi di cui 21 in deficit di bilancio, beneficiando di un tesoretto di 9 miliardi e con entrate dal maggior gettito fiscale, dal taglio ai fondi per la ristrutturazione edilizia per l’efficientamento energetico, dalle pensioni (vedi apposito articolo) e, soprattutto, dal reddito di cittadinanza.

21 miliardi sono anche il pacchetto di aiuti energetici (vedi apposito articolo) per far fronte agli aumenti di luce e gas, di cui beneficeranno in gran parte i padroni, a cui seguono circa 2 miliardi per la sanità pubblica (a fronte di una cronica carenza di medici ed infermieri e a necessità crescenti di diagnosi e cure anche, ma non solo, per i problemi creati dalla pandemia, che richiederebbero ben altri stanziamenti). Niente per la sicurezza sul lavoro, per la scuola, per i contratti dei pubblici dipendenti.

In arrivo un pannicello caldo da 600 milioni per l’aumento del 50% dell’assegno unico per le famiglie con almeno tre figli, e del neonato fino al compimento del primo anno, giusto per ‘ricordarci’, che al governo sta a cuore la ‘natalità’, ovvero le future braccia da sfruttare.

Per il reddito di cittadinanza, misura certo non risolutiva delle situazioni di difficoltà e indigenza, si va verso l’abolizione. Esso verrà prorogato per soli 8 mesi, previo l’obbligo di accettare ogni lavoro proposto e la frequenza di corsi professionalizzanti e il conseguimento del diploma di terza media. Un vero provvedimento di classe contro poverissimi e marginali.

Per ricchi e padroni, viceversa, è la continuazione della pacchia: da sempre lo stato borghese è al loro servizio. Nemmeno in momenti di crisi e gravi problemi sociali è chiesto loro qualcosa: niente patrimoniali o imposte straordinarie. Profitti e rendite finanziarie continuano a essere tassate meno del salario, anzi, questa disparità si amplia. Per partite IVA e redditi medio-alti, come sappiamo, non solo la progressività fiscale è stata abolita e sostituita da una ‘flat-tax’ al 15 % sui redditi, ma il tetto di applicazione sarà ampliato a 85.000 euro. Ma, come sappiamo, questi signori hanno tutte le possibilità, con le intestazioni delle fatture a familiari ed amici, di aggirare anche questo tetto. Inoltre le cartelle esattoriali fino a mille euro saranno rottamate e l’uso del contante innalzato a 5000 euro. Un chiaro segnale che il governo intende tollerare l’evasione fiscale e che il fisco non intende ‘disturbare’ più di tanto gli affari in nero. Questo in una situazione dove lo zoccolo duro dell’evasione fiscale rimane superiore a 100 miliardi l’anno. Si aggiunga che gli extraprofitti conseguiti dai pescecani monopolisti dell’energia non solo saranno tassati appena al 35 % ma che i “benefici” stanziati contro il caro-bollette passeranno alle loro tasche.

Tornano i voucher in agricoltura, turismo e per colf e badanti. Un altro segnale di tolleranza del lavoro nero e precario e del totale disinteresse per una contribuzione che assicuri a questi lavoratori una congrua pensione.

Per i dipendenti privati una manciata di euro in busta paga grazie al taglio da 2 a 3 punti del cuneo fiscale, a discapito dei contributi previdenziali, quindi uno scambio di salario differito con salario contante. La decontribuzione a discapito delle pensioni dei nostri figli e nipoti è una costante verso cui nessun partito parlamentare ha nulla da dire. Per il governo l’importante è che non ci rimettano i padroni. E se lo stato incamera meno tasse niente paura: si taglierà quel che resta dello stato sociale. Già ora possiamo vedere che per il governo è più importante il ponte sullo Stretto, che nuovi servizi, scuole, ospedali pubblici.

La legge di bilancio è stata criticata dalla CGIL, per bocca di Landini che l’ha definita una ‘manovra contro i poveri’ e ha denunciato l’iniquità fiscale. Dovrebbe sapere che in regime capitalista non vi sarà mai giustizia fiscale, e nemmeno uno spirito “compassionevole” che porti ad aumentare stipendi e pensioni. Non è il taglio del cuneo fiscale la via per aumentare il salario, e nemmeno la contrattazione integrativa di secondo livello. La via è quella dello sciopero e della mobilitazione dura, di massa, che i vertiti sindacali non vogliono imboccare preferendo la via dell’intesa con gli industriali sfruttatori.

Il salario si aumenta non a discapito dei contributi e delle tasse, ma a discapito dei profitti, con la lotta di classe, come Marx insegnava.  Il salario non è una costante invariabile. Sostenere il contrario vuol dire avere nostalgia della concertazione (che non tornerà). E nemmeno lo si aumenta solo dove ci sono imprese più ricche. Questa impostazione divide gli operai e mantiene il monte salari complessivamente basso. ed è un regalo alle esigenze padronali che in cambio vogliono flessibilità, maggiori ritmi, maggior produttività.

L’aumento salariale non si conquista con una linea di subalternità della classe operaia alle esigenze del capitale, ma mobilitando tutta la classe, tanto più in un’epoca di ritorno dell’inflazione.

Il vertice dei sindacati confederali ha pesanti responsabilità se l’Italia è l’unico paese europeo dove nei decenni scorsi il salario reale è diminuito. La linea sindacale ispirata al collaborazionismo è il maggior ostacolo all’unità e alla lotta della classe, affinché questa possa recuperare le posizioni perse e passare all’offensiva.

Non basta scagliarsi contro la finanziaria e magari organizzare qualche manifestazione per dire: “abbiamo fatto qualcosa”.

Serve un deciso cambiamento di rotta che i capi di Cgil, Cisl e Uil, così come le dirigenze opportuniste dei sindacati di base, non vogliono imporre.

La classe operaia e i lavoratori tutti non possono attendersi nulla di buono da burocrazie incancrenite da anni di compromessi e subordinazione.

Bisogna ridare fiato alle strutture di base, all’unità di azione dal basso, creare comitati di lotta operai e territoriali sulla base degli interessi economici e politici reali delle masse.

A partire dall’aumento generale del salario, in legame con la lotta per il lavoro, contro licenziamenti e precarietà, per la pace tra i popoli.

Da Scintilla n. 129 – dicembre 2022

Enquire here

Give us a call or fill in the form below and we'll contact you. We endeavor to answer all inquiries within 24 hours on business days.
[contact-form-7 id="5208"]
Organizzazione per il partito comunista del proletariato