Unire i torrenti di mobilitazione sociale!

Unire i torrenti di mobilitazione sociale!

Sotto la sferza dei licenziamenti, del carovita, dell’immiserimento crescente, operai, portuali, studenti, agricoltori, autotrasportatori, fornai si stanno muovendo con scioperi, blocchi, presidi, manifestazioni.

I cortei indetti dai sindacati assumono dimensioni notevoli e un dinamismo diverso dal recente passato, stante il peggioramento delle condizioni materiali di milioni di proletari che alzano la voce della protesta nei luoghi di lavoro e nelle strade.

Si profila un autunno ricco di mobilitazioni, che non saranno all’acqua di rose.

Vi sono importanti sviluppi della lotta delle masse a livello europeo (Spagna, Francia, Germania, Belgio, Albania, etc.) per crisi abitativa, carovita, austerità e tagli alle spese sociali, militarismo e politiche di guerra.

Le fiamme della resistenza si stanno alzando in diversi paesi e nonostante la dura repressione l’incendio può divampare ed estendersi ancora.

La situazione in Italia peggiora di giorno in giorno per i proletari e le masse oppresse.

Si intrecciano la crisi industriale con migliaia di licenziamenti e CIG, le crisi settoriali di agricoltura, trasporti, turismo, etc. Il carovita oltre il 4% (assai più alto per i beni di consumo di massa) immiserisce milioni di famiglie che non ce la fanno più. E il peggio deve arrivare con le bollette invernali.

A ciò si sommano la crisi abitativa, della sanità, del welfare e dell’assistenza, la devastazione ambientale, le conseguenze delle guerre di rapina.

I bassi salari e la mancanza di sussidi determinano erosione dei risparmi.

In tanti non ce la fanno più, si arrabattano per arrivare alla terza settimana. Ed è in preparazione l’ennesima manovra finanziaria di austerità e riarmo.

Tutto ciò crea la possibilità di un’ampia rivolta sociale, di cui stanno maturando le condizioni.

Sono in atto tentativi della borghesia, specie della sua ala destra, di spostare costantemente l’attenzione, deviare sugli immigrati la rabbia sociale, diffondere notizie e immagini false per generare paura e adottare misure repressive contro il diritto di manifestare.

Il governo è inetto e incapace, asservito ai monopoli come ENI,  etc., che sono intervenuti con gli sconti sulla benzina per i loro interessi (ampliare il mercato).

Meloni non ha risolto nessun problema, ma li ha aggravati tutti.

Nessuna misura a favore dei lavoratori e delle famiglie degli strati popolari, Nessuna tassa sui profitti ed extraprofitti dei monopoli. Solo spot elettorali, come quello sul bollo, che sarà pagato con tagli ai servizi regionali.

Il governo ha appena il 35% di giudizio positivo nei sondaggi. La sua base sociale piccolo borghese si va disgregando. Meloni è in difficoltà con gli alleati che hanno posizioni contrarie e ambizioni personalistiche su diverse questioni. Chiede l’elemosina alle banche e a Ursula von der Leyen, che la concede solo in piccola parte e temporaneamente sulle bollette.

Intanto manda truppe e navi nel Golfo, armi e addestratori in Ucraina, partecipa a numerose missioni internazionali NATO e UE, coopera strettamente con paesi impegnati nei conflitti, coinvolgendo ancor più il nostro paese nella guerra.

La premier, che si ricandiderà a Palazzo Chigi, cercherà con ogni mezzo di ottenere il premio di maggioranza parlamentare, anche con l’apporto di Vannacci che però pesca poco fuori dal campo delle destre (per la maggioranza vale appena il 2,2%) ma è determinante per raggiungere il 42% dei voti previsto dal meccanismo elettorale escogitato. Futuro nazionale è un fenomeno amplificato da media e social pilotati dai MAGA, senza reale base sociale, rincorso politicamente da FdI e Lega.

Il “campo largo” ha più paura delle masse che delle destre. L’opposizione è di facciata. Inerzia totale, nessun richiamo alla lotta. Si interessano e si scontrano sulle primarie, con la Schlein che vuole dettare legge. Impossibilitati a sciogliere i nodi cruciali della guerra, della NATO, della UE, i riformisti tirano fuori, come ogni anno, il fiscal drag, per non affrontare la questione salariale e una vera patrimoniale.

Anche loro lavorano per disinnescare la bomba sociale, farla defluire su rivoli secondari, poco pericolosi.

Il ruolo che svolgono è tenere passiva la classe, smobilitarla, usarla come massa di manovra elettorale.

La situazione è favorevole per i comunisti, a condizione di avere una giusta linea, di essere ben organizzati e capaci di iniziativa politica.

Dobbiamo lavorare per unire i torrenti di lotta su una piattaforma politica classista, rompendo isolamento e dispersione, politicizzando il malcontento e dirigendolo contro la borghesia e il suo governo reazionario.

Solo così si può ridare fiducia, prospettiva di lotta e terreno di unità a milioni di proletari

Perciò è necessario essere presenti nei punti alti dello scontro  di classe, nelle scadenze più importanti (30 ottobre e 20 novembre), con la nostra propaganda rivoluzionaria e rivendicazioni parziali collegate a quelle generali.

Il fattore chiave è la discesa in campo della classe operaia per cambiare i rapporti di forza con la borghesia e attrarre altri strati sociali oppressi che soffrono la situazione. Altrimenti la protesta rimarrà diretta dalla piccola borghesia vacillante e ambigua.

Occorre spingere i lavoratori sfruttati e i giovani a preparare,  organizzare e convergere sul 20 novembre, per uno sciopero generale il più unitario possibile, in cui si intreccino  lotta economica e lotta politica.

Vanno denunciati e smascherati  il collaborazionismo dei vertici  sindacali, il settarismo e il divisionismo che causano debolezza e dispersione delle lotte.

Bisogna aumentare la pressione dal basso, lavorare per l’unità d’azione degli operai, costituire Comitati di lotta, sviluppare la solidarietà fra sfruttati, legando la lotta allo sfruttamento, alla repressione, al militarismo, alla devastazione ambientale, alla lotta contro il capitalismo che genera

inevitabilmente ciò.

L’obiettivo immediato è approfondire la crisi del governo Meloni fino a farlo cadere, impedire l’avvento di un altro governo di estrema destra, senza creare illusioni sui liberal-riformisti, ma lottando in fabbrica e nelle strade in difesa degli interessi del proletariato.

Dentro il processo di lotta va promossa  la formazione di un ampio fronte popolare di tutte le sezioni delle masse lavoratrici, con alla testa la classe operaia organizzata come forza dirigente decisiva, per spezzare il potere arbitrario e reazionario dei capitalisti, dei parassiti, dei milionari.

Un fronte di natura distinta e opposta alle mistificazioni costituzionali dei revisionisti e dei socialdemocratici appendici del “campo largo” borghese, alle conventicole settarie, così come del carrozzone della “Via maestra” subalterna al PD.

Un fronte che in condizioni di grave crisi politica della borghesia, sostenuto da un poderoso movimento di massa,  potrebbe assumere funzioni e adottare misure tali da costituire una forma di passaggio alla rivoluzione sociale del proletariato.

Da Scintilla n. 163, ottobre 2026

 

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