Unire le lotte operaie!

In Italia è in corso un ridimensionamento del sistema produttivo che interessa tutti i settori, dalla meccanica (anzitutto  il settore auto) alla chimica di base, dal tessile alle ceramiche, dal vetro alla carta, etc.

Dietro crescite dello “zero virgola” si cela una realtà di continuo calo industriale che interessa in modo non uniforme le singole aziende. Spesso si intreccia con crisi aziendali che hanno le loro cause nelle speculazioni proprietarie e finanziarie, specialmente quando sono gestite da fondi costantemente alla ricerca del massimo profitto, produttivo e speculativo.

Si tratta di capitale che acquisisce e ristruttura diminuendo i dipendenti, tagliando rami secchi, rivendendo, delocalizzando. Una realtà variegata, difficile da elencare in tipologia, se non per grandi linee, che comprende aziende di tutte le dimensioni.

Alcune volte di tratta di aziende attrezzate sul piano tecnologico, che però incontrano difficoltà di sbocco di mercato o comunque malgestite. Ed ancora ci sono molti casi  in cui l’esorbitante costo energetico le manda fuori mercato.

Un esempio eclatante è la Hydro di Feltre (Belluno). Una storica e sana azienda metallurgica, che da profitti, che non ha problemi di sbocco, ma che la proprietà norvegese vuole chiudere perché giudica la redditività insufficiente.

Ma la realtà più importante, che deve essere trattata a parte, dove un complesso capitale fisso ad altissima tecnologia rischia di andare al macero, è Stellantis. Il numero di veicoli realizzati lo scorso anno si è allineato ai valori del 1955: un salto indietro di 70 anni, in termini di produzione.

Cosa succede nelle fabbriche? Quando la proprietà licenzia si lotta prevalentemente in difesa.

La lotta è più agevole dove esistono uno o più insediamenti sindacali. Le OO.SS. hanno diversi strumenti a disposizione, tra cui è fondamentale la mobilitazione dei lavoratori e del territorio, oltre alla capacità di utilizzare al meglio gli ammortizzatori sociali che ancora esistono.

Chi dice che il sindacato, in quanto organizzazione dei lavoratori, non serve a nulla è un megafono del padrone. E chi dice che fa solo il gioco del capitale avrebbe il compito di fare sul campo qualcosa di meglio.

Con queste premesse, la critica delle deficienze di questo strumento di lotta economica va sviluppata su almeno tre piani.

Il primo, quando la multiforme capacità di mobilitazione non viene sfruttata al meglio delle potenzialità.

Il secondo, quando nelle vertenze si eccede nei compromessi tesi a trattare i casi individuali ponendoli all’esterno dell’azienda, e soprattutto della classe. Questo riguarda specialmente OO. SS. corporative ma spesso si intreccia con il primo perché, come compagni e lavoratori sanno bene, il corporativismo è contaminante e assai diffuso.

Il terzo quando, nei casi dove sarebbe possibile, si rinuncia ad indurire le vertenze con blocchi, presidi permanenti, occupazioni.

È vero che ora abbiamo a che fare con “leggi sicurezza”  studiate a tavolino per reprimere le lotte. Tuttavia ciò non può e non deve essere un alibi, ma una realtà che va combattuta e rivoltata contro il governo che le ha volute.

Lottare si può e si deve! Chi si adegua, chi attende “tempi migliori”, chi rimane passivo di fronte a questa situazione, fa il gioco del più becero riformismo: quello della politica collaborazionista a favore di padroni e governo.

A tale riguardo, dobbiamo dare un giudizio completamemte negativo sul recente incontro tra i vertici delle maggior maggiori confederazioni e Confindustria all’insegna della “reciproca comprensione” e degli “apprezzamenti”.

Cosa non nuova, il distinguo fra “padroni buoni” e “cattivi”, estremamente negativo in questa fase di offensiva capitalistica a tutto campo.

Tra le cose che si dovrebbero fare, e non sempre si fanno, c’è il dispiegamento della solidarietà operaia. Nella situazioni di crisi oggi chiude la fabbrica accanto, domani quella in cui lavori. Nessuno può si pensare di salvarsi da solo.

Far uscire le vertenze e le singole lotte dall’isolamento deve essere un imperativo che travalica logiche di appartenenza, di sigla e di categoria.

Chi è per la politica di classe, chi riconosce l’esistenza oggettiva delle classi come portato degli esistenti rapporti di produzione, non può esimersi da questo compito.

Va dunque ricercata e costruita la solidarietà delle altre fabbriche e del territorio, quindi dei compagni che vi operano.

Un altro compito da risolvere è il coordinamento di vertenze e lotte con l’attivazione del protagonismo di operai e delegati, per dare finalmente sostanza al “toccano uno, toccano tutti”, che vuol dire muoversi come classe e nell’interesse di classe.

Senz’altro una pietra angolare della politica del fronte unico proletario.

Da “Scintilla” n. 157, febbraio 2026

 

 

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