Unità dei lavoratori per affrontare l’offensiva del capitale

Pubblichiamo la seguente dichiarazione sottoscritta da militanti di numerose organizzazioni sindacali dei seguenti paesi: Argentina, Brasile, Colombia, Cuba, Ecuador, El Salvador, Guatemala, Martinica, Messico, Panama, Peru, Porto Rico, Repubblica Dominicana, Venezuela.

Con il calore fraterno dei sindacalisti e dei rivoluzionari della Repubblica Dominicana, noi sindacalisti dell’America Latina e dei Caraibi abbiamo partecipato al XIII Incontro Latinoamericano e Caraibico dei Sindacalisti (ELACS) per dibattere sulla condizione del mondo del lavoro oggi nella regione.

Nell’ampio contesto della tematica, i delegati hanno apportato profonde riflessioni che, dalle diverse realtà, punti chiave o specificità, concordavano nello stabilire che:

– Viviamo uno scenario di profonda crisi generale del capitalismo nella sua fase imperialista, che mette a nudo l’aggressivo dominio del capitale finanziario e dei monopoli, responsabili dei molteplici conflitti che scuotono il mondo, delle guerre locali e della barbarie genocida che il regime israeliano di Netanyahu perpetra contro il popolo Palestinese, con più di 60 mila bambini, donne, medici, infermieri, giornalisti e altri civili innocenti assassinati.

– Nei paesi dipendenti, parte dell’ingranaggio capitalista, si alternano governi della borghesia con differenti tinte politiche, che però attuano tutti una riduzione dei diritti dei lavoratori, più o meno marcata. Questi governi esprimono l’allineamento con una o un’altra potenza imperialista, con uno o un altro blocco imperialista.

– Assistiamo anche a una crescente ascesa dei governi borghesi reazionari, che sono il risultato della profonda crisi delle istituzioni borghesi, espressione della decadenza propria della borghesia, che apre spazio alle proposte populiste della destra che sono in linea e sono sottomesse al governo di Trump e che cercano di liquidare le conquiste, gli spazi e le istituzioni democratiche, e di affermare regimi autoritari, repressivi e fascistoidi.

– La insaziabile sete di arricchimento e accumulazione capitalista ha come vittime le risorse naturali non rinnovabili, che le multinazionali sovrasfruttano; e in particolar modo i lavoratori, che sono le fonti e i produttori della ricchezza. Il maggior sfruttamento e super sfruttamento della forza lavoro è un segno di questi tempi. Questi fattori definiscono una realtà regressiva nel campo dei diritti dei lavoratori, sia per quanto riguarda le controriforme nella legislazione sul lavoro, sia per quanto riguarda l’impossibilità oggettiva di ricorrere a quelle leggi sul lavoro che ancora rimangono, ma soltanto come lettera morta.

“La borghesia esiste solo a condizione di rivoluzionare costantemente gli strumenti di lavoro, cioè tutti i rapporti sociali” affermarono Marx ed Engels nel Manifesto del Partito Comunista, e questa verità ha numerose espressioni nella realtà odierna. Lo sviluppo della tecnologia e della scienza sono arrivati al punto dell’incursione aggressiva dell’intelligenza artificiale; l’universalizzazione della circolazione delle merci è arrivata all’economia delle piattaforme, etc., etc.

Tuttavia comunque rimane una verità indiscutibile, il fatto che il capitale per essere tale non può prescindere dalle energie produttive della classe operaia, che spreme al massimo portando allo stremo le condizioni di super sfruttamento.

Secondo quanto hanno valutato i delegati dei diversi paesi, è comune la constatazione della ridotta percentuale di sindacalizzazione dei lavoratori e, se si registrano certi livelli di perdita di affiliazione sindacale, la ragione principale sta nell’annullamento sistematico dei diritti dei lavoratori, negli ostacoli delle autorità e nelle azioni repressive dei padroni per impedire e reprimere l’organizzazione dei lavoratori.

Questa realtà è più evidente tra i lavoratori e le lavoratrici delle “maquiladoras”, i lavoratori esternalizzati e soggetti a molte altre forme di precarietà del lavoro. Si registra un continuo calo del potere d’acquisto dei salari dei lavoratori. In nessun paese della regione i salari dei lavoratori raggiungono l’aumento dei panieri alimentari di base e, in molti casi, i governi hanno addirittura decretato riduzioni salariali, come ha fatto Milei in Argentina.

In tutti i paesi latinoamericani, la borghesia ricorre a politiche di privatizzazione per espandere le possibilità di profitto, in contrasto con le esigenze della società. Settori come l’acqua, l’elettricità, i trasporti, il petrolio e l’estrazione mineraria vengono presi di mira. A ciò si aggiungono le riforme delle strutture amministrative pubbliche, con attacchi ai servizi pubblici e ai lavoratori di questo settore. É comune anche l’attacco sistematico alla stabilità del lavoro. I lavoratori licenziati non si contano in migliaia nella maggioranza dei paesi, ma in decine di migliaia. Le storiche conquiste della sicurezza sociale hanno sofferto o stanno soffrendo l’attacco della borghesia finanziaria e dei governi, che cercano di appropriarsi delle risorse dei lavoratori assicurati e di smantellarne la natura solidaristica, innalzando l’età pensionabile e riducendo l’importo delle pensioni. La privatizzazione dei sistemi pensionistici in alcuni paesi ha trasformato i fondi di previdenza sociale in una merce nelle mani di amministratori privati, questi vengono saccheggiati dai governi per alleviare le loro crisi, mentre i lavoratori sono costretti a ricevere una pensione miserabile al momento di ritirarsi dal lavoro.

Un altro importante punto in comune emerso durante l’incontro è la constatazione della lacerante
realtà delle lavoratrici, discriminate, emarginate e sfruttate in modo generalizzato dal capitalismo. Ricevono salari inferiori, sono collocate nei lavori delle categorie retributive più basse e continuano ad essere vittime di costumi e culture maschiliste e discriminatorie che le rendono responsabili dell’economia della cura e le sottopongono a un triplo carico di lavoro e a una doppia condizione di oppressione.
Un altro duro effetto sociale della dinamica e della crisi del capitalismo è l’incessante aumento dell’esercito industriale di riserva. Questa fascia crescente di milioni e milioni di disoccupati e
sottoccupati che, in alcuni momenti, sono utili all’esercizio del potere borghese per la clientela politica nelle elezioni, per mobilitarli contro le legittime lotte dei lavoratori; mentre in altri, sono puniti, stigmatizzati, repressi ed espulsi dai paesi imperialisti, come accade con le brutali politiche anti-immigrazione di Trump e dei suoi seguaci.

Noi lavoratori siamo in piedi!

Noi sindacalisti dell’America Latina e dei Caraibi abbiamo registrato in questo XIII ELACS molteplici e persistenti esperienze di lotte dei lavoratori, dei giovani e dei popoli della regione, che affrontano le politiche aggressive e le misure anti-lavoratori, anti-sindacali e anti-popolari delle potenze imperialiste e dei loro monopoli, nonché dei governi borghesi della regione.

Nello sviluppo della lotta di classe, le rivendicazioni parziali stimolano la mobilitazione e la lotta della classe lavoratrice. In tutti i paesi, la lotta per la riduzione dell’orario di lavoro deve guidare la nostra lotta, come nel caso del Brasile, dove la richiesta di porre fine alla giornata lavorativa 6×1 (sei giorni di lavoro per un giorno di riposo) aumenta gli scioperi e le lotte di piazza.

La via della lotta, della mobilitazione, dello sciopero, delle interruzioni di lavoro di massa, dei blocchi stradali, che disturbano e suscitano la rabbia, la repressione e la “punizione” da parte delle classi dominanti, continua ad essere la via principale dei lavoratori nella difesa dei propri
diritti.

L’incontro ha anche riportato le preziose esperienze di lotta dei lavoratori e dei giovani nel cuore stesso delle potenze imperialiste occidentali, Stati Uniti ed Europa, con le quali siamo pienamente solidali.

Il dibattito approfondito e multilaterale registrato al XIII ELACS ha ribadito la necessità di utilizzare legittimamente tutte le forme di lotta, per affrontare e sconfiggere l’abuso e l’ arbitrarietà della borghesia, che fa uso poliedrico del proprio potere economico e politico per reprimere le lotte dei lavoratori. Allo stesso modo, concordiamo sulla necessità di avanzare verso la costruzione di un Fronte Internazionale Antifascista e Antiimperialista, per affrontare come classe operaia e con i nostri popoli la violenta dominazione della borghesia in tutto il mondo.

È anche chiaro che le condizioni di supersfruttamento e oppressione della borghesia contro i lavoratori e le lavoratrici e le molteplici calamità che affliggono l’umanità sono una conseguenza del sistema capitalista, obsoleto e in declino, e che la sua continuità significa la assenza di una soluzione definitiva.

Noi lavoratori e lavoratrici dobbiamo anche lottare per il cambiamento, per sconfiggere e superare questo sistema, dobbiamo assumerci la sfida di proporci la conquista del potere politico, di affrontare pienamente la lotta politica rivoluzionaria.

Il movimento sindacale deve integrare strategicamente le nuove generazioni e rafforzare la formazione dei propri leader. L’energia e le prospettive dei giovani sono fondamentali per rivitalizzare le strutture sindacali e garantirne la continuità, il che richiede una gestione della conoscenza che vada oltre l’esperienza accumulata. È fondamentale stare attenti alla formazione politico-sindacale affinché i nuovi quadri possano analizzare le nuove forme di  stipulazione di contratti e di precarietà, come l’economia delle piattaforme e l’uso dell’intelligenza artificiale da parte del capitale. La formazione deve includere l’uso delle risorse tecnologiche per contrastare la macchina ideologica dei padroni e diffondere le proposte dei lavoratori.
Dobbiamo assumerci la responsabilità di sfruttare le nuove risorse tecnologiche per affrontare e neutralizzare la gigantesca macchina ideologica dei padroni e dei loro governi e ampliare la diffusione delle ragioni e delle proposte dei lavoratori.

L’incontro ha ribadito la necessità di prestare attenzione alla formazione politico-sindacale con molteplici e svariate risorse, scambiando e combinando gli sforzi regionali in tal senso.
Abbiamo la ferma convinzione e ci impegniamo a lavorare per rafforzare e ampliare l’unità dei
lavoratori, dei giovani, dei popoli indigeni e delle nazionalità per affrontare le politiche dell’imperialismo, del fascismo, del capitalismo e dei governi fantoccio nei nostri paesi.

Noi sindacalisti dell’America Latina e dei Caraibi uniamo la nostra voce a quella di milioni di persone in tutto il mondo per condannare e respingere la barbarie del genocidio a Gaza e ci impegniamo a mobilitare i lavoratori nelle giornate mondiali per la Palestina, i prossimi 7 ottobre e 29 novembre.

Condanniamo il blocco economico dell’imperialismo yankee contro Cuba e il Venezuela e respingiamo la presenza delle navi missilistiche statunitensi al largo delle coste del Venezuela, così come la possibilità di un intervento in quel paese. Difendiamo il principio dell’ autodeterminazione dei popoli.

Esprimiamo la solidarietà dei sindacalisti latinoamericani e caraibici con tutte le lotte che combattono i lavoratori e i popoli in tutto il mondo.

L’ELACS, prezioso spazio di dibattito e di scambio franco e libero tra i sindacalisti di classe e rivoluzionari della regione, deve continuare con i nostri sforzi. Profondamente grati ai compagni che hanno ospitato questo XIII ELACS nella Repubblica Dominicana, ci ritroveremo nuovamente al XIV ELACS in Brasile nel 2027.

Santo Domingo, 27 settembre 2025

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