Venezuela: Il patto della vergogna. La rapina petrolifera e la sottomissione del PSUV
Da ”En Marcha”, n. 2199, organo del Partito Comunista Marxista-Leninista dell’Ecuador
La sovranità del Venezuela affronta la sua ora più buia. Quella che si presenta come una soluzione pragmatica è in realtà un saccheggio storico. Tutto è cominciato il 3 gennaio 2026 con la cattura militare di Nicolas Maduro nell’Operazione “Risoluzione Assoluta”. Dopo questo golpe, la presidente incaricata Delcy Rodriguez ha assunto il comando e ha aperto le porte a un accordo di 100 anni che consegna una quinta parte delle riserve grezze all’impresa nordamericana NABEP. Questo patto cede 65.000 milioni di barili per assicurare l’approvvigionamento della potenza statunitense. L’umiliazione supera le cifre. Il governo statunitense terrà una partecipazione del 35% nell’impresa madre di NABEP, mentre l’accordo concederebbe al Dipartimento di difesa diritti di partecipazione con potere di veto nella sua giunta direttiva e accesso preferenziale al 20% della produzione a prezzo di costo. Inoltre, la totalità delle entrate ottenute è sequestrata in un fondo fiduciario controllato in forma diretta dal Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti.
Per far intendere la dimensione della sottomissione dobbiamo esaminare la demolizione delle leggi locali come un sintomo della colonizzazione economica.
Il Partito Socialista Unificato del Venezuela (PSUV) è il principale responsabile di questa capitolazione. Attraverso riforme collaborazioniste alla Legge Organica sugli Idrocarburi, l’amministrazione di Delcy Rodriguez ha distrutto il controllo statale assoluto che difendeva Hugo Chavez. Il vertice del partito ufficiale tace e approva. Figure come Diosdado Cabello difendono oggi la sottomissione al capitale straniero con la scusa della “stabilità”, mentre le aziende di peso come la Chevron, BP e Shell pagano fino a 1.6 milioni di dollari alle aziende lobbistiche legate alla Casa Bianca per assicurarsi le concessioni.
La sfacciataggine imperialista viene incoronata con la sospensione del voto popolare. Donald Trump e Delcy Rodriguez dichiarano insieme che il Venezuela non dispone delle condizioni per organizzare le elezioni. Allora si rivela pertanto la vera intenzione del protettorato: Washington garantisce i suoi rifornimenti di petrolio mentre mantiene sottomesso un comitato servile che cura i suoi pozzi.
Cos’è successo al discorso “anti-imperialista” del bolivarismo? Se il PSUV si è costruito storicamente la sua identità intorno alla sovranità petrolifera e all’antimperialismo, come giustifica adesso questa politica?
Oggi, mentre il governo statunitense saccheggia il petrolio grezzo venezuelano, il vertice del partito presenta l’accordo come “un’opportunità per recuperare” l’industria petrolifera.
Il PSUV, di tradizione socialdemocratica, ha tradito il Venezuela, usando la mano esecutrice di Delcy Rodriguez.
Dinanzi a questa situazione, spetta al popolo venezuelano organizzare la resistenza, sanzionare la decisione del Governo e dell’Assemblea Nazionale e respingere qualunque fondo fiduciario che pone le entrate petrolifere sotto controllo straniero.
È anche imperativo esigere la convocazione delle elezioni.
La ricchezza del Venezuela appartiene al suo popolo, non all’imperialismo!
Da Scintilla n. 162, settembre 2026
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