Via il governo della miseria e del riarmo!

Meloni è a Palazzo Chigi da quattro anni. Il bilancio è chiaro: meno salario, meno libertà, meno tutele, meno benessere, meno sicurezza del lavoro e della vita, più profitti e privilegi per padroni e parassiti, più repressione, più riarmo, più pericoli di guerra.

Il record di durata realizzato dal governo Meloni è stato  reso possibile da un’opposizione parlamentare di pura facciata, che appoggia i piani del grande capitale, e dalla linea collaborazionista e divisionista dei vertici sindacali.

La situazione è però stabile solo in apparenza. Sotto la superficie il mare ë agitato, l’equilibrio politico fragile.

Il governo negli ultimi mesi si è indebolito a causa di fattori interni e internazionali, oltre che dal cattivo andamento dell’economia.

La produzione industriale cala ancora. Nel mese di giugno 2026 è scesa di un altro 1% rispetto a maggio e dello 0,6% su base annua.

I tavoli di crisi aperti al Mimit sono passati in due anni da 52 a 76: un aumento del 46%. Il 62% di questi tavoli riguarda imprese metalmeccaniche.

ll caso Ilva è solo la punta dell’iceberg della distruzione delle forze produttive. I padroni impongono cassa integrazione da un lato e ritmi forsennati dall’altro.

Oltre 50 mila lavoratori metalmeccanici direttamente coinvolti, senza calcolare l’indotto. I contratti a termine, circa 2,5 milioni, vedono una riduzione rispetto gli anni scorsi. La crescita occupazionale sbandierata dal governo è un’atroce beffa ai danni degli operai.

Mentre è in  atto una manovra di concentrazione bancaria appoggiata da tutta la borghesia, la politica antipopolare del governo Meloni continua a peggiorare le condizioni di vita e di lavoro delle  masse lavoratrici.

A livello politico, la maggioranza deve però gestire forti tensioni interne.

Meloni è a capo di una coalizione sfilacciata e litigiosa, con i forzisti che guardano a Marina Berlusconi, i leghisti in crisi e divisi, mentre cresce il populismo fascista di Vannacci, sostenuto dai Maga/Musk e dai capitalisti nostrani (vedi la partecipazione al Forum di Cernobbio) che cambia i rapporti elettorali a destra.

Vi sono dispute aperte sulla giustizia, tema su cui il governo ha ricevuto un duro colpo con il referendum, sui migranti (vedi il boomerang dei paesi che li rimandano in Italia), sulla legge elettorale, sui fondi europei, sul piano energetico e su una manovra di bilancio “stretta” dato l’elevato debito pubblico che consente margini di manovra (sovvenzioni, sanatorie e condoni) assai limitati.

Meloni per governare ora deve negoziare, come si è visto nelle vicende della nuova legge truffa elettorale disegnata per far vincere le destre.

Vi sono crepe profonde nella maggioranza, che rispecchiano i diversi interessi di settori delle classi proprietarie, e accordi sottobanco con  i vannacciani, decisivi per formare un altro governo di estrema destra e dare l’assalto al Quirinale.

Prima delle elezioni del 2027 ci saranno a novembre le regionali in Campania, Puglia e Veneto. Saranno un altro banco di prova per la tenuta del governo e degli equilibri interni alle coalizioni.

Nei prossimi mesi il governo dovrà inoltre varare una Legge di bilancio restrittiva e regressiva, centrata su austerità, riarmo e militarizzazione, che fa il paio con la richiesta alla UE della “clausola di salvaguardia” per ottenere prestiti per la difesa e la sicurezza energetica.

Le promesse al ceto medio lasceranno il posto a tagli e mazzate antipopolari. Ciò aumenterà gli attriti e le fratture fra i partiti reazionari e nella loro base sociale.

Meloni viene ormai fischiata sonoramente in pubblico. Ma attenzione: più il governo perde consenso e più diventa autoritario e repressivo per mascherare la sua debolezza.

Un altro decreto sicurezza (l’ottavo) è in  arrivo, assieme a nuove misure contro gli scioperi.

Per rimanere al potere l’estrema destra e le oligarchie che la dirigono creano un continuo clima di tensione e paure alimentato attraverso i social, con le notizie false, le campagne di diffamazione verso avversari politici, le operazioni occulte per deviare l’attenzione dai problemi reali. Si manipola l’opinione pubblica, come nel caso di Ceuta, con la meschina sospensione della Spagna da Schengen, a fini di propaganda elettorale anti-migranti.

I ben pagati sciacalli politici al servizio di Trump e Rubio puntano a criminalizzare tutti coloro che pensano criticamente, protestano e lottano contro il governo, gli antifascisti, i sinceri democratici, i comunisti.

In questo quadro reazionario su tutta la linea si sviluppa la resistenza operaia e popolare, che non si ferma, come dimostrano gli scioperi degli operai e degli altri lavoratori per il lavoro e il salario.

Ci attendono mesi intensi, di ripresa della mobilitazione. Vi sono condizioni per lo sviluppo di movimenti di protesta su diversi terreni di lotta.

La classe operaia si muove, ma la morsa in cui si trova  ancora tiene, a causa della predica alla passività, dell’attendismo elettorale, del divisionismo sindacale, delle ritorsioni e dei ricatti, che si innestano su una condizione di dispersione materiale.

Il fattore essenziale per mutare i rapporti di forza è l’intervento deciso della classe operaia nella vita politica, come forza indipendente, alla testa dei suoi alleati.

Sulle questioni unificanti del carovita, dei licenziamenti, della manovra di bilancio antioperaia e antipopolare, bisogna spingere allo sciopero e a manifestazioni di strada il movimento operaio e sindacale.

Occorre esigere un forte aumento dei salari, la sicurezza del lavoro e sul lavoro, la fine del precariato e della legge Fornero, la riduzione dell’orario, dei carichi e dei ritmi di lavoro insostenibili, l’introduzione imposte che colpiscano le grandi imprese e i patrimoni dello strato più ricco della società, la tassazione fortemente progressiva su profitti, rendite, interessi, redditi, l’aumento delle spese per la scuola e la sanità pubblica.

Bisogna aumentare la pressione dal basso, lavorare per un vero sciopero generale unitario e di massa, invece degli scioperetti separati, combattendo il collaborazionismo dei vertici  sindacali assieme al settarismo politico e sindacale, che causano isolamento e divisione dei torrenti di lotta.

Movimentismo, economicismo e opportunismo sono contrari agli interessi e all’avvenire della classe operaia.

La lotta contro il governo Meloni va continuata intrecciando lotta economica e lotta politica, legando entrambe alla prospettiva rivoluzionaria.

La costruzione paziente del partito comunista quale avanguardia del proletariato, in preparazione delle future battaglie, è la chiave per avanzare su questa strada.

Da Scintilla n. 162, settembre 2026

 

 

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