Viva la Comune!
In occasione del 155° anniversario della Comune di Parigi, primo governo operaio, pubblichiamo un articolo apparso su “La Forge” n. 681, organo centrale del Partito Comunista degli Operai di Francia (PCOF).
I compagni e le compagne, soprattutto i/le più giovani, che desiderano approfondire la conoscenza della Comune di Parigi troveranno in calce il link a un documento adottato dalla CIPOML in occasione del suo 50° anniversario.
18 marzo 1871
Inizio della Comune di Parigi
Cosa significano tuttora per i rivoluzionari di oggi l’esperienza della Comune di Parigi, gli insegnamenti che Marx ed Engels ne trassero e le concrete “conseguenze” che seguirono con la rivoluzione socialista dell’Ottobre 1917?
Pur non potendo, in questo breve articolo, fornire un resoconto esaustivo della Comune di Parigi (18 marzo – 28 maggio 1871), desideriamo evidenziare alcuni aspetti particolarmente significativi nell’attuale contesto di profonda crisi del sistema capitalista-imperialista. Questi aspetti illuminano ancora oggi le nostre lotte, nonostante il mondo sia notevolmente cambiato in 150 anni.
Una svolta nella lotta della classe operaia
Mentre, fin dalla Rivoluzione francese del 1789, le lotte e i sacrifici della classe operaia erano sempre stati cooptati dalla borghesia, per la prima volta con la Comune di Parigi, le lavoratrici ed i lavoratori presero in mano il proprio destino. Lo fecero nel contesto del tempo, commisero errori che costarono loro molto cari, ma “prendendo d’assalto il cielo“, per usare la bella espressione di Marx, gettarono i semi della rivoluzione socialista e trasformarono la storia del movimento operaio.
Internazionalismo proletario
Questa rivoluzione, scoppiata in un paese in guerra (quella tra le truppe di Napoleone III e l’esercito prussiano di Bismarck, una guerra che avrebbe alimentato un’intensa propaganda nazionalista revanscista e antitedesca per decenni a venire), diede forma concreta al grande slogan che conclude il Manifesto del 1848: “Proletari di tutto il mondo, unitevi!“.
Mentre per la reazione di Versailles e per i carnefici dei comunardi gli stranieri venivano stigmatizzati come nemici all’origine di tutte le disgrazie del paese, la Comune annoverava tra le sue fila numerosi lavoratori migranti e rivoluzionari provenienti da tutto il mondo.
Tra le figure di spicco dobbiamo necessariamente citare l’ungherese Leo Frankel: membro del Consiglio della Comune e della Commissione del Lavoro, fu promotore delle prime misure sociali della Comune, come il divieto del lavoro notturno per i fornai. Un altro esempio è Jarosław Dabrowski: rivoluzionario polacco e capo della Guardia Nazionale, fu uno dei primi comandanti militari della Comune assediata…
Il ruolo delle donne nella Comune
Mentre il codice civile napoleonico del 1804 aveva sacralizzato la proprietà borghese e posto la moglie sotto la tutela del marito, molte donne presero parte attiva alla rivolta popolare e all’organizzazione della Comune. Tra le più note ci furono l’insegnante Louise Michel, Nathalie Lemel, attivista dell’Associazione Internazionale dei Lavoratori, ed Elisabeth Dmitrieff, rivoluzionaria e attivista femminista russa che fondò l'”Unione delle Donne per la Difesa di Parigi e la Cura dei Feriti”. La Comune, che durò solo 72 giorni, non ebbe il tempo di istituire il suffragio femminile, ma furono adottate numerose misure per garantire alle donne l’accesso all’istruzione, avanzare verso la parità salariale, riconoscere le unioni libere e facilitare il divorzio. Potremmo anche menzionare altre importanti misure democratiche e sociali adottate dalla Comune in poche settimane.
Tra queste misure c’erano la separazione tra Chiesa e Stato, il divieto di introdurre nelle scuole “tutto ciò che riguarda la coscienza individuale“, ma anche la sanatoria degli affitti non pagati, la requisizione degli alloggi sfitti, l’abolizione delle multe e delle trattenute salariali e la messa a disposizione di locali per le associazioni dei lavoratori, che erano stati vietati fin dalla legge Le Chapelier del 1791.
L’arricchimento della teoria marxista-leninista dello Stato
Ma ciò che rimane di più prezioso da questa esperienza storica sono gli insegnamenti che Marx ed Engels ne trassero quando sottolinearono che la Comune aveva dimostrato che “la classe operaia non può semplicemente prendere la macchina statale così com’è e farla funzionare a proprio vantaggio” (1). Questa analisi, secondo cui lo Stato borghese è “un macchina da guerra del capitale contro il lavoro” che deve essere distrutta per stabilire un tipo di potere completamente nuovo, una nuova forma di “governo dei produttori da parte dei produttori stessi“, rimane ancora oggi una linea di demarcazione tra riformisti e rivoluzionari.
Come Lenin sottolineerà più tardi, questa presa del potere da parte dei lavoratori doveva servire a espropriare gli espropriatori, ossia a trasformare la proprietà privata capitalista dei mezzi di produzione in proprietà sociale. Ciò si realizzerà in un’altra esperienza fondamentale per i comunisti: la rivoluzione socialista dell’Ottobre 1917 e l’istituzione della Repubblica Sovietica nell’ex impero zarista. Non è quindi una semplice coincidenza temporale se il PCOF (Partito Comunista degli Operai di Francia) scelse il 18 marzo per aprire il suo congresso fondativo, che chiamò “Congresso della Comune di Parigi“.
1. Cfr. Marx, La guerra civile in Francia, edizioni CIPOML, p. 53.
Fai clic qui per leggere “L’esempio della Comune di Parigi è sempre attuale”
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