Volantino distribuito al presidio operaio Electrolux
A fianco dei lavoratori e delle lavoratrici Electrolux!
Nessun licenziamento deve passare, nessuno stabilimento dev’essere chiuso!
Il 12 maggio nei cinque stabilimenti Electrolux (Cerreto, Forlì, Solaro, Susegana, e Porcia), si è svolto uno sciopero di 8 ore con adesione totale contro il piano di ridimensionamento e ristrutturazione aziendale che prevede esuberi per 1.700 lavoratrici e lavoratori, su un totale di 4500, e la chiusura dello stabilimento di Cerreto d’Esi nelle Marche, la cui produzione verrebbe delocalizzata in Polonia.
La multinazionale svedese ha annunciato anche una riorganizzazione per “aumentare la produttività”, ossia lo sfruttamento, tramite l’intensificazione dei ritmi, la diminuzione delle pause, tagli su ferie e permessi.
Il piano è volto a “migliorare l’efficienza operativa”, per ottenere il massimo profitto.
Si tratta di una motivazione che ricorre sempre più, a dimostrazione del tracotante attacco monopolistico alla classe operaia.
Non è la prima volta che ciò accade in Electrolux. Successe nel 2014 e periodicamente le operaie e gli operaie di questo o quello stabilimento sono presi di mira con le stesse motivazioni, come di recente avvenuto a Susegana.
Ora, dopo che la multinazionale ha intascato milioni da incentivi pubblici, sgravi, bonus, etc., e dopo aver stretto accordi con il gigante cinese Midea, gli “esuberi” sono diventati strutturali a migliaia e i tagli alla produzione fanno capire che nessuno stabilimento si salverebbe.
La classe operaia impiegata in Electrolux ha sempre risposto agli attacchi con lotte incisive, durature e generose che, se non hanno fermato i piani antioperai, ne hanno almeno attenuato le conseguenze economiche e sociali.
In questo caso il tentativo di mandare gli operai sul lastrico avviene in un contesto di generale offensiva padronale, di calo continuo della produzione industriale, con 138 mila operai a rischio licenziamento, mentre il governo Meloni dimostra di essere al completo servizio del grande capitale.
In questa situazione la mobilitazione operaia è decisiva. In Electrolux oltre allo sciopero in tutti gli stabilimenti si sono tenuti presidi ed assemblee partecipate per decidere come proseguire la lotta.
Si fa strada la convinzione che i tavoli al Mimit servono solo a fiaccare la lotta, dividere gli operai per stabilimenti e far passare i piani aziendali.
Il “patto sociale” è finito da un pezzo. I padroni di Electrolux non indietreggeranno se non saranno costretti dalla mobilitazione operaia, che per essere efficace deve essere dura ed estesa.
La partecipazione immediata di operai di altre fabbriche ad alcuni presidi è un segnale positivo che va nella direzione di far uscire le singole lotte dall’isolamento.
È fondamentale unire le decine di vertenze, da ex Ilva a Stellantis, da Bekaert a Eurallumina, da Peg Perego a Speedline, etc., in una lotta decisa e comune per il lavoro, il salario, la pace, contro l’intera classe dei capitalisti.
Si rende necessario un coordinamento di delegati ed operai combattivi che superi steccati categoriali e divisionismi sindacali per organizzare un’azione unitaria di lotta.
La mobilitazione in corso all’Electrolux, che sosteniamo pienamente, è la lotta dell’intera classe operaia! .
Essa deve segnare un punto di svolta per rompere con il collaborazionismo e la logica della sconfitta, che indeboliscono la classe operaia e rafforzano i capitalisti.
NO a licenziamenti e chiusure!
Fiducia nella forza e nella capacità di lotta della classe operaia, che per tornare a vincere deve costituire dal proprio seno un partito indipendente e rivoluzionario!
Maggio 2026
Organizzazione per il partito comunista del proletariato
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